UNO, NESSUNO, CENTOMILA EDUCATORI

Pubblicato il 15-11-2017 da Mario Saiano - ( 703 letture )

 

 

Nel Piano Socio Sanitario dell’Azienda Sanitaria A.li.sa., in via di approvazione da parte della Regione Liguria, il manuale dei requisiti per l'autorizzazione viene descritto tra gli elementi innovativi. ANEP ha ricevuto la bozza di tale manuale soltanto tre settimane fa e ha dovuto purtroppo riscontrare molte inesattezze e mancanze visto che nelle strutture sanitarie, socio sanitarie nonché nei servizi e strutture per il contrasto all’ emarginazione e per l’inclusione sociale non viene previsto l'Educatore Professionale come dovrebbe essere. Ricordiamo che il D.M. 520 ha istituito dal lontano 1998 il profilo dell'Educatore Professionale, descrivendone ruolo, funzioni e destinatari dei suoi interventi. Il profilo descrive infatti l'EP come l’operatore sociale e sanitario che, in possesso del titolo abilitante, realizza progetti educativi e riabilitativi rivolti a persone in stato di fragilità. La bozza del manuale di accreditamento prevede invece un educatore che possiamo definire “generico” che dovrebbe svolgere le stesse funzioni proprie dell'Educatore Professionale. E' come se in un Pronto Soccorso si prevedesse un operatore sanitario non ben identificabile al posto dell'infermiere o in un Servizio Sociale di un Comune la figura di un generico consulente al posto dell'assistente sociale. L’Associazione Nazionale Educatori Professionali (ANEP) non può permettere che questo criterio per l’accreditamento possa rimanere tale: i ruoli lavorativi devono essere ben definiti a seconda degli ambiti di intervento. Possiamo comprendere ma di certo non condividere la motivazione per cui si è scelto di inserire l'educatore “generico” invece dell'Educatore Professionale: in Liguria ci sono moltissimi operatori che non sono in possesso del titolo abilitante alla Professione di EP secondo quanto previsto dal D.M.  520/98.

Purtroppo la Regione Liguria non ha mai percorso e condiviso strade che portassero al superamento concreto del problema anzi ha inventato soluzioni del tutto opinabili e già contestate in sede legale da ANEP, come ad esempio quella del Tecnico Animatore Socio-Educativo (T.A.S.E.) il cui corso di formazione è stato finanziato dalla Regione Liguria con fondi Europei ma non ha portato ad abilitare gli EP.

ANEP è sempre stata disponibile e ha già indicato da tempo soluzioni per risolvere la questione del titolo abilitante nonché del doppio binario universitario. Una di queste strade, già prevista dalla L. 42/99 e dall’Accordo Stato Regioni del 2011, riguarda l’iter dell’equivalenza dei titoli pregressi che riconoscerebbe ad personam l’esperienza formativa e lavorativa degli Educatori in servizio non abilitati, permettendo loro di mantenere le funzioni che attualmente svolgono. L’Altra strada riguarda invece l’obbligatorietà della collaborazione tra l’Università di Medicina e quella di Scienze dell’Educazione dalla quale non si può prescindere se si vuole creare, come è necessario che sia, un percorso universitario unico di Educazione Professionale. Percorso che dovrebbe essere scontato anche a fronte dell’attuale aumento del numero dei pensionamenti di professori incardinati c/o SNT2 che sta portando, paradossalmente, alla disattivazione del corso in Educazione Professionale a fronte invece di un evidente fabbisogno regionale di professionisti. Come suggeriamo modalità interdipartimentali per formare gli Educatori Professionali, non possiamo di certo accettare soluzioni che progressivamente tolgono dignità alla figura professionale e abbassano la qualità dei servizi rivolti alle persone fragili.

Se oggi chi ha acquisito il titolo T.A.S.E. è un operatore che magari ha una lunga esperienza lavorativa e a volte anche una laurea in tasca, domani potrà diventare TASE ovvero Educatore “generico” qualsiasi soggetto che frequenta un corso di 800 ore: il risultato sarà che costui, prevede l'attuale bozza del manuale di accreditamento, potrà svolgere funzioni educative e riabilitative nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie con il vincolo di non poter assumere la responsabilità della sottoscrizione del PIA (Piano Individualizzato di Assistenza) e del PRI (Piano Riabilitativo Individualizzato). Riteniamo che questo scenario, sintetizzabile in “faccio ma non firmo”, sia del tutto scorretto sia nei confronti dei professionisti sia, cosa ancor più grave, nei confronti delle persone che, in condizioni di fragilità, si rivolgono ai servizi sanitari e socio-sanitari. In questi termini si ribadisce la professionalità e la dignità della nostra figura che non può essere surclassata da operatori generici ma che deve essere abilitata e formata a livello universitario.  ANEP non può che esprimere dissenso a un Piano Socio Sanitario che mette in rilievo l'importanza della “qualità” solo sulla carta perché di fatto poi prevede interventi in servizi ad alta complessità con un minutaggio a persona che risulta inadeguato, non rispetta le disposizioni legislative in termini di assunzione del personale e di conseguenza non risponde ai fabbisogni specifici delle persone deboli.

Auspichiamo che all’attuale bozza del manuale di accreditamento siano apportate tutte le modifiche come comunicato durante l’audizione in II° commissione salute e sicurezza sociale tenutasi mercoledì 8 novembre, dove è chiaramente emerso da parte dei gestori dei servizi accreditati la necessità di avere professionisti altamente specializzati, come appunto è l’Educatore Professionale.

Auspichiamo quindi che la Regione Liguria eviti a questa Associazione la decisione di adire alle autorità competenti, come ha già fatto in passato dimostrando tra l’altro di aver ragione.

 

 ANEP Sezione Liguria

 

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