È DAVVERO COSÌ IMPORTANTE IL SUCCESSO SCOLASTICO?

Inviato da Comunicazione ANEP il 11/05/2017 (504 letture)
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È davvero così importante il successo scolastico?

Il nostro socio Anep Filippo Camin, direttamente dal suo blog ci invita ad una riflessione sull'importanza del successo scolastico, che noi condividiamo e riportiamo per intero.

Viviamo in una società nella quale non possiamo fare quello che vogliamo, non possiamo scegliere un mestiere perché ci piace, non possiamo seguire le nostre passioni senza passare per pazzi.

Siamo nella non-società più totale: perché cos’è la società se non un aggregato di individui che coesistono e cooperano per dei fini comuni? Non esistono più scopi comuni, ogni persona agisce per se stessa e per la propria realizzazione, utilizzando mezzi anche immorali, illegali, spinte e raccomandazioni dall’alto. Siamo in un’epoca in cui non è opportuno fidarsi dell’altro, perché la stessa società ci passa l’immagine dell’altro come bandito, come qualcuno che cerca solamente di sedurci per poi derubarci.

Una società che non ci piace, che noi continuamente critichiamo ma che non cerchiamo assolutamente di modificare, perché continuiamo a fare sempre le stesse cose. Una società governata da forze immateriali più grandi di noi e che ci controllano.

L’uomo ha creato la società aggregandosi per la prima volta ad altri della sua specie, ma ora la società esiste a prescindere dell’uomo, mentre non si realizza mai il contrario.

In questa triste società dunque, in cui non è possibile seguire le proprie passioni, scegliere il lavoro che più ci piace, scegliere l’indirizzo di studio verso cui ci sentiamo più portati, non resta che sperare di avere la fortuna di essere bravi a scuola: perché chi è bravo a scuola sarà ben visto dalla società, potrà sperare in un corso universitario che gli dia una Laurea con la Elle Maiuscola e un’occupazione lavorativa che la società ritiene appropriata.

Non ci si può concedere il lusso di imparare cose che non servono né scegliere un mestiere perché piace: si è creata di colpo una tacita gerarchia dei mestieri, per cui la scelta di certe professioni dipende da un fallimento del percorso scolastico e la percezione di gran parte della società è che un infermiere è uno che non era in grado di fare il medico”. [Ivo Seghedoni: recensione a “L’epoca delle passioni tristi – Benasayag & Schmit”]

Ecco quindi che il successo scolastico al giorno d’oggi pare essenziale ai fini della massimarealizzazione della propria vita.

Pensiamo per un attimo a come comincia il percorso scolastico per i bambini di prima elementare: un trauma, per loro ma anche (e forse soprattutto) per i genitori, perché per la prima volta nella loro vita i bambini vengono esaminati non più sul tasso di crescita, l’altezza, il peso, ma su ciò che nella società è considerata la qualità più importante di un essere umano: l’intelligenza.

Io non ho nessuna proposta per migliorare il sistema scolastico italiano e probabilmente non ne ho neanche la facoltà; da una parte però non condivido assolutamente questa eccessiva ricerca del voto, dall’altra neppure le modalità della pedagogia di Waldorf.

Ci sono moltissimi fattori che influenzano il successo scolastico, d’altronde mica è sempre colpa dell’alunno che non si applica: il contesto famigliare in cui il bambino sta crescendo, iltemperamento del bambino, la capacità di attenzione, l’autostima, la qualità dell’insegnamento.

Ciò che emerge dai moltissimi studi della letteratura internazionale è l’importanza incredibile dell’autostima rispetto al successo scolastico, soprattutto per come essa sia capace di influenzare lo stato emotivo generale della persona, condizionandone il livello di motivazione e di interesse nelle diverse attività.

Ritengo la critica nei confronti di sé molto importante per un miglioramento personale, ma credo anche che essere ipercritici nei confronti di se stessi sia invece destabilizzante; sarebbe molto più funzionale cercare di migliorarsi valorizzando quello che si possiede di positivo. Non sto parlando di ignorare i propri limiti e carenze, ma semplicemente ritengo che per un bambino, un adolescente o una qualsiasi persona, una valutazione positiva di sé sia essenziale per vivere al meglio tutte le proprie possibilità.

In merito all’autovalutazione, ritengo che essa risenta fortemente del giudizio degli altri, tanto da essere spesso definita anche “l’immagine di sé allo specchio”: è conseguentemente molto importante che i genitori, come anche l’educatore, mostrino una profonda fiducia nelle potenzialità del ragazzo e gli trasmettano un’idea positiva delle sue capacità.

In termini di integrazione scolastica di bambini migranti, questo ha sempre un grande valore insieme peraltro ad altri fattori che spesso non vengono soddisfatti, come l’iscrizione del bambino, o del ragazzo, alla classe corrispettiva del suo anno di età: è infatti tutt’altro che raro che un ragazzo nato all’estero e trasferitosi in Italia, venga iscritto alla classe dell’anno precedente, solitamente per motivi di lingua.

Si possono inoltre riscontrare differenze nei ritardi scolastici e nei tassi di promozione fra italiani e non italaini, con i secondi statisticamente in ritardo in misura molto maggiore rispetto ai primi:

  • Scuola Primaria 16% contro 2%

  • Scuola Secondaria I° Grado 44% contro 8%

  • Scuola Secondaria II° Grado 67% contro 24%

  • Per un totale di 38,2% contro 11,6%

Inoltre pochi migranti si iscrivono alla scuola secondaria, con una scelta che cade principalmente su quella di indirizzo professionale; una gran percentuale poi abbandona prima del termine degli anni necessari al conseguimento del diploma.

Se si vanno infine anche ad analizzare i risultati delle prove nazionali standardizzate, si notano nei ragazzi migranti performance più basse rispetto ai coetanei del paese ospitante (PIRLS; PISA, Invalsi).

Cosa significa?

Significa che, alla fine dell’anno scolastico, i ragazzi verso i quali si nutrivano aspettative alte risultano realmente migliori di quelli verso i quali si nutrivano aspettative basse.

Risulta necessario, a mio parere, essere consapevoli delle conseguenze delle proprie attese, per non lasciarsi influenzare da informazioni poco pertinenti come classe sociale, razza, sesso e curriculum scolastico precedente.

E’ importante soffermarsi con attenzione sulla valutazione, in quanto questa può avere delle ripercussioni sul percorso di studi e sulla vita dell’alunno e, soprattutto, depotenziare o rinforzare la fiducia nelle proprie possibilità, condizionando il rapporto anche con l’insegnante.

Una valutazione sbagliata incide sul rendimento di un alunno e, in misura maggiore, sulla sua personalità, sulle motivazioni e sulle attitudini.

È quindi a mio avviso consigliabile l’utilizzo di prove oggettive, legate a criteri fissi e uguali per tutti, allo scopo finale di raggiungere valutazioni il più possibile vicine alla realtà.

La relazione insegnante-allievo è fondamentale ai fini dell’apprendimento. Dal momento che i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di un rapporto sereno e affettuoso con chi sta offrendo il proprio sapere, è opportuno che il docente instauri relazioni positive, sia attento alle esigenze dei suoi alunni, sia obiettivo e giusto nelle valutazioni, sia carismatico, motivato e appassionto alla sua materia.

Inoltre, poiché non sempre gli studenti si impegnano allo stesso modo verso un argomento e verso materie scolastiche diverse, è senza dubbio necessario puntare su una didattica motivante mediante strumenti didattici alternativi, attività ludiche, laboratoriali e di gruppo.

 

credits: Filippo Camin Blog

 





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