Pubblicato il 14-05-2015 da Luca Balducci - ( 2546 letture )
Secondo un nuovo studio della University College di Londra, i fattori genetici che influenzano il decorso dei sintomi del “disordine da deficit di attenzione/iperattività (ADHD)” sono diversi da quelli coinvolti nell’insorgenza delle prime manifestazioni sintomatiche. I sintomi di iperattività dell’ADHD tendono a diminuire man mano che il bambino cresce, mentre la disattenzione è un sintomo che rimane stabile o tende a diminuire più lentamente. Notevoli differenze interindividuali si riscontrano a livello sintomatologico e questa eterogeneità potrebbe essere sostenuta da differenze riscontrabili nelle traiettorie corticali di questi pazienti, verosimilmente correlate a prognosi diverse. “Perché i sintomi persistono in alcuni bambini e in altri invece scompaiono, rimane ancora un mistero” afferma il dottor Jean-Baptiste Pingault, autore dello studio. Il team di Pingault ha analizzato dati provenienti da 8.395 coppie di gemelli nati tra il 1994 e il 1996. Ciascuna coppia ha mostrato almeno una volta sintomi di ADHD tra gli 8 e i 16 anni.I punteggi di iperattività/ impulsività sono diminuiti con gli anni: da 6.0 ad 8 anni a 2.9 a 16 anni. I fattori genetici spiegano il 90% dei sintomi di base , mentre l’81% della variazione di questi sintomi può essere correlata a influenze geniche. Anche i punteggi relativi alla disattenzione si sono ridotti (da 5.8 all’età di 8 anni a 4.9 all’età di 16 anni). In questo caso i fattori genetici possono spiegare il 54% dei sintomi di disattenzione riscontrati.Questi risultati suggeriscono che i processi che hanno luogo a livello corticale e il cambiamento delle manifestazioni fenotipiche potrebbero riflettere specifici profili genetici. Tali geni sarebbero per lo più indipendenti da quelli correlati alle manifestazioni iniziali della malattia.
Fonte QS
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