Pubblicato il 04-07-2023 da ANEP sez. Veneto - ( 278 letture )
La mia partecipazione all'evento "Ricomincio dalla tesi in supervisione" è stata un'esperienza molto significativa, sia dal punto di vista professionale sia da quello personale. Ho avuto l'opportunità di tornare a riflettere condividendo con i colleghi il lavoro della mia tesi
È un lavoro che è nato da anni di esperienza sul campo e che affonda le sue radici negli incontri con persone, famiglie e adolescenti di origine bengalese conosciuti nel mio percorso lavorativo nei servizi di neuropsichiatria infantile.
La tesi che ho presentato proponeva un progetto di supervisione educativa rivolto a un'équipe di educatori chiamata a confrontarsi con i conflitti intergenerazionali presenti nelle famiglie bengalesi immigrate. L'obiettivo era quello di aumentare la consapevolezza degli operatori rispetto alle dinamiche culturali, favorire una lettura più articolata dei bisogni delle famiglie e individuare strategie educative capaci di sostenere il dialogo tra generazioni e culture diverse.
L'introduzione del mio lavoro durante l'evento è stata particolarmente interessante perché ha descritto il forte legame che si viene a creare tra la progettazione e la supervisione, oltre che dal bagaglio sempre presente fra l’essere e il saper essere e il relativo vissuto esperienziale che aggancia i termini dell’abbattimento del pregiudizio come un filo rosso nella mia esistenza.
Tra i punti di forza che sono stati oggetto di riflessione è stata posta l'attenzione agli strumenti proposti: la scrittura riflessiva, le metafore, il brainstorming, la visione di filmati, il lavoro sui casi e sulle emozioni. Questi strumenti sono stati considerati capaci di favorire processi di conoscenza, immedesimazione e riflessione condivisa. È stato inoltre apprezzato il tentativo di costruire ponti tra mondi culturali differenti e di offrire agli operatori occasioni per ampliare il proprio sguardo sulla realtà, ma questi strumenti hanno aperto nuovi interrogativi in modo critico ossia il rapporto tra formazione e supervisione. L’utilizzo di strumenti, tecniche e metodi apparterrebbe maggiormente all’ambito della formazione. Ho fatto mia questa osservazione perché mi ha fatto interrogare sul ruolo del supervisore educativo e sulla necessità di distinguere, pur mantenendole in dialogo, le dimensioni della formazione e della supervisione.
Personalmente ho vissuto questa riflessione come una opportunità, ma come un contenuto su cui riflettere non solo individualmente, ma proprio con i colleghi che posso incontrare nei diversi contesti. (ANEP, ORDINI, CONTESTO LAVORATIVO)
Se dovessi lasciare un messaggio ai colleghi, direi che la supervisione educativa rappresenta uno “spazio vitale e rigenerante” per fermarsi, osservare, scrivere ciò che “facciamo, sia in termini operativi, ma soprattutto in termini riflessivi per attribuire significato all'esperienza professionale, trovare collegamenti, nuovi significati. È un luogo in cui si costruiscono domande, che possono non fermarsi alla seduta di supervisione, ma possono essere portate all’esterno, nel lavoro di rete, insieme a nuove consapevolezze possibilità di comprensione utili anche ai fini del coinvolgimento a vari livelli. In un lavoro complesso come il nostro, la supervisione non è un lusso, ma fondamento per continuare a crescere come professionisti e come persone per mantenere anche gli aspetti etici orientati al miglioramento e ai cambiamenti della vita delle persone che siamo chiamati a incontrare destinatari dei nostri servizi. La supervisione apre poi come in questi momenti spazi di relazione anche con i colleghi in una conoscenza reciproca di punti di vista esperienze, riflessioni e contenuti.
Dott.ssa Patrizia Spoletini Educatore Professionale Supervisore
Notizia presente in: Educatore Professionale supervisore
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