Bibliomotocarro

Pubblicato il 27-07-2015 da Luca Balducci - ( 1388 letture )

 

 Passione per la cultura, per la lettura, per l’insegnamento. E' Antonio La Cava. 70 anni circa, maestro in pensione. Ha preso un'Apecar e l'ha trasformata in biblioteca viaggiante. “I libri hanno messo le ruote”, è il suo motto. Bibliomotocarro, il nome. Una biblioteca che arriva dove arrivano in pochi, dove magari è difficile recuperare storie e favole: nei borghi e nei piccoli paesi della Basilicata. Borgo Futuro, il primo festival dedicato alla sostenibilità che si tiene a Ripe San Ginesio, borgo marchigiano, racconta la sua storia. “Anni fa notai che c’era un affievolimento, un indebolimento del rapporto tra il libro e il mondo della fanciullezza. Il libro scendeva sempre di più nella considerazione dei ragazzi”, racconta il maestro in un italiano elegante, quasi d’altri tempi. La preoccupazione del signor Antonio si trasforma così in angoscia: “Un’angoscia di invecchiare in un paese di non lettori”. “Devo ammettere che ho sempre creduto nel fascino di una scuola viaggiante, dell’uso didattico del territorio. Cioè di fare scuola anche fuori dalla scuola, di portarla all’interno della comunità”. Un valore sociale, ancor prima che culturale. Nasce così il Bibliomotocarro, una biblioteca su ruote ricolma di libri per ragazzi e con un piccolo cinema all’interno. C’è il tetto, il comignolo, le finestre, il camino. Insomma una casa viaggiante a misura di bambino, perfetta per raggiungere i piccoli paesi della Basilicata. Un servizio sociale e culturale di enorme importanza, in periferie che contano a volte in tutta la primaria nove alunni. “Il Bibliomotocarro raggiunge anche il singolo alunno. Nessun alunno rimane solo. Perché negare a ciascun bambino il diritto di aver il libro che vuole tenere tra le mani?”. Altro che grandi numeri. Qui è il singolo che conta, perché se anche un solo bambino legge anche un solo libro, la cultura, la fantasia, la creatività non muore. Spulciando tra i volumi, salta fuori un’intera collana di “libri bianchi”. Qui sono i bambini a scrivere i racconti, per metterli poi a disposizione degli altri. La creatività che esplode. E qualcuno mette pure il numero di telefono: “C’è bisogno di contatto”, sospira il maestro Antonio.

                                                       

 

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