Pubblicato il 09-01-2016 da Luca Balducci - ( 3580 letture )
Oggi tra chi può effettuare tirocini formativi per le categorie protette rientrano anche le persone con vulnerabilità o fragilità sociale in carico ai servizi sociali, che possono e devono decidere caso per caso. Così stabilisce una norma regionale entrata in vigore nell’ottobre del 2015 anche se, sempre più spesso, i tirocini faticano a trasformarsi in lavoro.
Per attivare un tirocinio formativo è necessaria una convenzione fra il promotore, Ausl o Asp ad esempio, e la realtà pronta ad ospitare il lavoratore, azienda o associazione o ente; il lavoratore, oltre ad apprendere un lavoro, percepisce una indennità mensile in base alle ore di servizio prestate, indennità che può essere corrisposta da un soggetto diverso da quello ospitante il tirocinio, ad esempio da Asp.
L’obiettivo è il recupero della persona dal punto di vista dell’inclusione sociale e della riabilitazione della propria autonomia. Spesso il tirocinio quindi è una buona opportunità ma, come detto, ultimamente si è registrato un calo drastico nella percentuale di tirocini destinati ai disabili che si trasformano in lavoro, scesa al 10 per cento del complessivo dei tirocini effettivamente attivati. “Colpevole è la crisi – dice Edoardo Pederzoli, educatore professionale dell’Asp del circondario imolese -, ma bisogna ammettere che molte aziende preferiscono ancora avvalersi della facoltà di non integrare lavoratori diversamente abili nel proprio organico preferendo invece pagare la relativa sanzione”.

Fonte sabatosera
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